CENNI GEOLOGICI e MORFOLOGICI del TERRITORIO di CHIAIANO - Dott. TONIO LALLI

CENNI GEOLOGICI E MORFOLOGICI DEL TERRITORIO DI CHIAIANO.


"Una moltitudine di crateri e tutti i fenomeni più singolari e diversi dell'idrologia e del vulcanismo, fonti minerali e termali, ribollenti dal suolo o dalle profondità del mare, fumarole e solfatare con caldissime emanazione gassose, vulcani spenti e laghi scaturiti dalle voragini di crateri inabissati, boscaglie secolari che ammantano le pendici di altri crateri, lento sprofondare della terra e violento ed improvviso erompere di vulcani, ren dono ragione della denominazione che gli antichi dettero a tutta la regione a ponente di Napoli, comprese le isole di Nisida, di Procida e d'Ischia: "Campi Flegrei" si dissero dai primi abitatori ellenici, che vedevano ancora nel V secolo l'Epomeo solcato dalle vampe sanguigne delle lave, perché apparivano fiammeggianti e combusti dal fuoco. Ed accan to alla più lussureggiante vegetazione ed agli aspetti più sereni e lieti della natura, qual è tutto l'amenissimo lido di Pozzuoli e di Baia, il cratere ribollente della Solfatara, plumbea pesantezza delle acque del Lago d'Averno, le caverne e le spelonche sacre al culto del l'invisibile, agli spiriti ed alle voci del mistero". Così Amedeo Maiuri inizia la sua introdu zione generale sui Campi Flegrei. Perché nella nostra introduzione abbiamo inserito una premessa tanta autorevole?

La ragione è che il nostro quartiere si è sviluppato proprio lungo il versante esterno di uno di questi molteplici vulcani testé citati dal Maiuri.

La scoperta che Chiaiano, compresa tutta la città di Napoli, sorge su un territorio completamente di origine vulcanico e fa parte dell'Area Vulcanica dei Campi Flegrei fu per lo scrivente un'incredibile meraviglia e penso anche ora chi sta leggendo queste righe.

Infatti, il nostro territorio circoscrizionale ubicato a NW di Napoli è posto sul ver sante settentrionale della collina dei Camaldoli che secondo il Ritmann detta collina è il relitto di un grande edificio vulcanico, l'Archi-Flegreo, la cui configurazione attuale si è delineata attraverso i vari eventi eruttivi avvenuti nell'Area Flegrea.

Quindi per capire la storia geologica del nostro territorio dobbiamo rifarci a quella dei Campi Flegrei, la cui ricostruzione è stata effettuata da diversi ricercatori che dal secolo passato ad oggi hanno studiato la litologia e la stratigrafia dei materiali rinvenuti sull'intera Area.

Secondo studi recenti tutto è avvenuto all'inizio dell'Era Quaternaria in una fase distensiva tettonica in cui le strutture carbonatiche mesozoiche della Campania si smembrarono e parte di esse sprofondarono formando la Piana Campana.

Proprio alcune intersezioni di queste fratture tettoniche (faglie) risalirono i magmi (rocce fuse) che diedero origine all'Area Vulcanica del Somma-VesuVio ad Est ad a quella dei Campi Flegrei ad Ovest di Napoli, i cui prodotti eruttivi colmarono nel tempo la suddetta Piana

Tutta l'area fu interessata da intense e violente fenomenologie vulcaniche e gli scenari che gli studiosi hanno ipotizzato sono veramente sconvolgenti.

Essi esaminando i prodotti rinvenuti negli sfrati che affiorano lungo le sezioni naturali delle colline o da scavi eseguiti per opere di ingegneria o per coltivazione di cave e paragonandoli ai materiali emessi dagli attuali vulcani nelle varie manifestazioni secondo il principio dell'attualità di Lyell hanno ipotizzato le probabili eruzioni avvenute e la ricostruzione storica geologica del paesaggio nel tempo.

Infatti, in tutto il territorio flegreo le rocce che si rinvengono sono in generale piro clastiti sia sciolte (ceneri, lapilli ecc.) che litoidi (tufi), le quali unitamente alla loro geo chimica (trachitica, mediamente acide) e la morfologia degli edifici vulcanici mostrano un vulcanismo principalmente esplosivo.

I contributi alla ricostruzione storico-geologica flegrea sono stati dati da molti stu:- diosi, Lyell nel secolo scorso, De Lorenzo agli inizi del 900, Ritmann negli anni 50-, due gruppi di ricercatori uno dell'Università di Pisa e l'altro di quella di Napoli ed altri in tempi recenti, ,che grazie ai loro studi ci permettono oggi di conoscere, capire ed interpretare i meccanismi dei fenomeni ,vulcanici e le leggi chimico-fisiche sottese.

Una delle attuali ipotesi dell'evoluzione geovulcanologica dei Campi Flegrei (Di Girolamo ed altri, 1984) suddivide tutta l'attività in quattro periodi eruttivi o cicli, secon do la metodologia citata, cioè dall'esame stratigrafico e dalle datazioni assolute delle rocce vulcaniche assumendo come livello guida (marker stratigrafico) il Tufo Giallo Napoletano, in quanto esso è presente in tutta l'area.


1° ciclo (> 35.000 anni, b.p.)

Esso è caratterizzato da un'attività prevalentemente subaerea.

Ascrivibili a questo ciclo sono la formazione dei vulcani di Vivara, Terra Murata, Punta Serra, Fiurnicello; -della cupola lavica e brecce di Punta Ottimo, delle brecce, della Lingua e di Marina di Vita .Fumo, dello smoll scale pyroclastic flow,.dello Scoglio di 5. Martino, della. formazione di Monte Grillo e delle cupole laviche di 5. Martino, Cuma e Marmolite; nonché i tufi di Torre Franco ecl un livello di pomici da caduta che si rinven gono alla base dell'Ignimbrite Campana.


2° ciclo (35.000-30.000 anni b.p.)

Attiviità prevalentemente subarea.

L'inizio di questo ciclo è segnata dalla più importante eruzione registrata nell'area  italiana nell'ultimo milione dí anni, l'Ignimbrite Campana.

In seguito a detto evento furono emessi circa 80 Kmc di magma che ricoprirono l'intera Piana Campana, secondo alcuni studiosi l'area investita da tali prodotti è stata stimata intorno ai 7.000 Kmq, inoltre è ascritta a questo ciclo la formazione del Piperno Breccia Museo. Succede a questo un lungo periodo di stasi.


3° ciclo (da 18.000 a 10.000 anni b.p.)

Formazione dei tufi biancastri stratificati di Soccavo, dei prodotti dei vulcani di Solchiaro„ Trentaremi, Monte Echia, Torregaveta e culmina con la messa in posto del tao giallo napoletano (circa 130.000— 10.000 anni b.p.).

I prodotti emessi secondo gli studiosi investirono un'area di circa 350 Kmq con emissione di circa 10 Kmc di magma.

Dopo quest'episodio la parte centrale dei Campi Flegrei fu interessata da uno sprofondamento dell'ordine di centinaia di metri generando così la Caldera Flegrea con l'individuazione di alti morfologici tra i quali la nostra collina dei Camaldoli.


4 ciclo (da 10.000 anni b.p. a 1538 d.C.)

Quest'ultimo ciclo di attività è caratterizzato dalla formazione di un gran numero di vulcani piroclastici monogenici tutti ubicati nella Caldera Flegrea con centri migranti, nel tempo, dalla periferia verso il centro della stessa, fino all'eruzione storica di Monte Nuovo 1538 che generò un vulcano in circa sette giorni.

La descrizione di questi cicli, per i non addetti ai lavori, può apparire fredda e priva di significato, per una viva partecipazione, basta dare un attento sguardo alle località che spesso attraversiamo; classica è la zona delle cave in Via Margherita altezza fronte Cimitero dove si intravede da un fronte di cava l'ossatura del sottosuolo chiaianese, costituita da un pacco di piroclastiti incoerenti (4° ciclo) poggiante sulla formazione litoide del Tufo Giallo Napoletano (3° ciclo).

Le conoscenze del sottosuolo chiaianese non sono costituite solo da questi dati, ma anche da trivellazioni per ricerca d'acqua o per effettuare opere di ingegneria,

nonché indagini su altre aree dove sono stati eseguiti studi del territorio per analiz zare la natura chimico-biologica degli strati per fini di ampliamento del nostro cimitero ed infine la L.R. 9/83 al fine della zonizzazione del territorio napoletano in prospettiva sismica.

Tutte le stratigrafie mostrano sempre la stessa caratteristica di quella descritta dalla let teratura e quella che visibilmente si può constatare lungo i fronti di cava testé menzionati.

La presenza della formazione litoide del Tufo Giallo Napoletano con spessore di circa 100 m e delle piroclastiti indica che il nostro territorio è stato costruito attraverso cicli eruttivi che hanno prima devastato e sconvolto l'area per poi farne assumere l'aspetto to attuale da circa 10.000 anni dal presente ad oggi, ringiovanendo continuamente il paesaggio e dando una fisionomia dei luoghi con un'incantevole e lussureggiante vegetazione del bosco che ammanta la collina dei Camaldoli, la Selva, nonché dalla rigoglio sa e. fertile campagna che gli operosi agricoltori di generazione in generazioni hanno coltivato con amore la terra, disboscando e poi sistemando a terrazze la collina e impiantando successivamente con alberi da frutta ed altre essenze nel pieno rispetto dell'ambiente, stabilendo un equilibrio uomo-territorio non comune nel tempo.

Per completare la descrizione del territorio del nostro quartiere dobbiamo affronta re l'aspetto morfologico che ci permetterà di penetrare ed esaminare il problema dolente del dissesto idrogeologico della nostra area non in modo rigoroso ma con l'umiltà del l'osservatore attento mettendo a fuoco le problematiche ad esso connesse.

Infatti il territorio di Chiaiano si sviluppa su una morfologia collinare- ed è individuabile da una unità morfologica abbastanza regolare costituita dal versante settentrionale della collina dei Camaldoli che degrada debolmente verso Nord e verso Est, a parti re da una quota di circa 400 m s.l.m. località Nazareth (Chiaiano alta).

La pendenza del versante degradante verso le località Tirone, Chiaiano centro anti co e Via Vecchia Napoli è intorno ai 5%.

Tale regolarità è interrotta sia dalla presenza di forti incisioni verticali quali la cupa S. Croce, l'alveo Camaldoli, e le diverse altre incisioni che affluiscono in detti alvei costi tuenti il reticolo idrografico naturale, sia per la presenza di un gran numero di cave a fosso (attive e/o abbandonate) per l'estrazione dei conci di tufo giallo napoletano.

Detto assetto morfologico negli ultimi trent'anni è stato stravolto dal cattivo uso del suolo senza il rispetto doveroso dell'ambiente perturbando così l'equilibrio uomo-territorio sopracitato instaurato nel passato dai nostri antenati aggredendo la collina con un frenetico abusivismo edilizio e con l'intensificazione indiscriminata dell'attività della coltivazione delle cave di tufo a fossa mediante disboscamenti e scavi nonché l'abbandono le non adeguate tecniche delle attività agricole.

Queste attività hanno modificato la rete idrografica naturale esistente variando tempi di scorrimento delle acque superficiali sul suolo (tempo di corrivazione), in occasione di piogge, per cui le acque pluviali confluendo nella rete con maggiore velocità di scorrimento e minori tempi di corrivazione diventano selvagge ed hanno creato e creano erosioni diffuse, smottamenti, dissesti vari lungo il versante della collina accelerando i processi naturali di modificazione morfologica della collina stessa che di contro avrebbe impiegato migliaia di anni incrementando il dissesto idrogeologico, inteso come qualsiasi di disordine o situazione di squilibrio che l'acqua produce nel suolo e/o nel sottosuolo generando così i conseguenti danni e pericoli per le vite umane.

Si ricordano a questo punto le situazioni di pericolo e di danni provocati dall'evento piovoso che investì l'area napoletana tra dicembre 199.6 e i mesi successivi dello anno 1997 ed in particolare proprio il nostro territorio si mostrò estremamente sensibile all'e vento subendo smottamenti e crolli di muri di sostegno ed altri dissesti nonché le difficoltà e gli isolamenti di insediamenti edilizi lungo l'area collinare.  Ancora oggi è vivo il ricordo di quei giorni sopracitati dell'isolamento degli abitanti della località Casaputana che a causa degli smottamenti lungo i versanti naturali della Via omonima provocati dalle acque pluviali che ostruirono la stessa e solo per pura fatalità non si ebbero vittime umane, in quanto detta strada di accesso alle masserie è il letto di alveo a carattere stagionale affluente dell'alveo Camaldoli per cui in occasione di piogge assume la sua funzione di alveo e manifesta tutta la sua pericolosità incrementata anche dalla situazione. di monte sopracitata.Lo stesso Alveo Camaldoli, essendo l'asta principale della rete, mostra tutta la logia dell'area bacinale sottesa ,manifestando il dissesto idrogeologico in atto attraverso le sue alte portate solide che affluiscono nella vasca di laminazione di valle sita a Via Tirone sempre interrita nònostante le manutenzione eseguite dal Genio Civile Servizio Opere Idrauliche.Questo è lo stato attuale del dissesto idrogeologico descritto, anche se sommaria mente, relativo al nostro territorio circoscrizionale, e per contrastare e mitigare lo stesso occorre il risanamento dell'intera area bacinale mediante opere di sistemazione idrauli co-forestali, che interessano la copertura vegetale, essenzialmente, tramite rimboschi mento, e subordinatamente anche con opere minori di natura idraulica, per assicurare la preparazione e la stabilità dei terreni.

Con questi interventi si otterrebbe un duplice affetto benefico per il quartiere stesso e la città di Napoli :


1. -Mitigazione del dissesto idrogeologico e controllo e contrasto al processo erosi vo e maggiore stabilità dell'area e minori pericoli per l'uomo.

Recupero ambientale dell'area. Ciò significa ridare al quartiere il verde pubblico e nel contempo far conoscere e valorizzare questa parte del territorio che da anni era stata abbandonata e deturpata. Queste tipologie di intervento sono in sintonia sia con le leggi vigenti che tutelano detta area bacinale sia con i programmi urbanistici dell'attuale Amministrazione Comunale previsti nella Proposta di Variante per la Zona nord-occidentale di Napoli che ha usufruito di uno studio sulle cave di Chiaiano effettuato dagli archi tetti Agostino Di Lorenzo, attuale Presidente della Circoscrizione di Chiaiano, Antonio D'Angelo a Rosario Esposito.

Ringrazio il Presidente della Circoscrizione e il Consiglio Circoscrizionale per l'opportunità offertami di contribuire con queste righe alla illustrazione della storia geologica, della morfologia e del dissesto idrogeologico di Chiaiano, nel contempo auspico che i Chiaianesi sappiano apprezzare e valorizzare con orgoglio il loro territorio.